Comitati e Amministrative 2021, Patti batte Capo d’Orlando per dinamismo

Assistiamo, incuriositi, all’eccessiva circospezione di alcuni comitati civici nell’approcciarsi all’arena politica ancora spoglia, così appare quest’ultimo lasso di tempo che precede le elezioni per il rinnovo degli amministratori nel comune di Capo d’Orlando.

Inevitabile cogliere le differenze sostanziali in chi si appresta alla lotta per la poltrona di primo cittadino nella vicina cittadina di Patti. Intanto, per prima cosa salta agli occhi che a Patti ai quattro candidati a sindaco (Giuseppe Raneri – Cambiare Patti, Anna Sidoti – Patto Per Patti, Enzo Natoli – Movimento Siciliani Liberi – Patti e Fabrizio Trifilò -Patti e Diritti), si sia aggiunta la possibilità di una quinta squadra: c’è un comitato che ha deciso di sostenere la candidatura di Gianluca Bonsignore. Il comitato è composto, tra gli altri, dai consiglieri di opposizione Natalia Cimino, Mariella Gregorio Nardo e Federico Impalà. Insieme a loro alcuni imprenditori e professionisti pattesi, nonché diversi componenti della società civile: Salvuccia Buttò, Salvatore Cicero, Tanino Crisà, Antonino Di Dio Calderone, Massimo Fiore, Elisa Fiorentino, Salvatore Impalà, Pasqualino La Macchia, Antonino Lena, Simona Lunetta, Michele Mastronardi, Francesco Nardi, Christian Pagani e Pasquale Veca. «Il comitato civico – si legge in una nota diffusa ieri – crede che attorno a Gianluca Bonsignore, già consigliere comunale e presidente del civico consesso, si possa costruire un’aggregazione ampia e trasversale rispetto ai partiti e agli schieramenti. Uomini e donne, giovani e meno giovani con cui intraprendere un percorso comune. Esperienza, impegno, equilibrio, buonsenso, competenza, conoscenza del territorio, capacità di ascolto e onestà sono, oggi più che mai, necessari per offrire alla nostra comunità punti di riferimento certi per gettare le basi di una reale ripartenza».

A questa tranciante differenza, poichè a Capo d’Orlando ad oggi nell‘arena politica è sceso solo un movimento civico detto “delle contrade”, si aggiunge il dato di fatto che molteplici sono le anime pronte alla lotta, e che il loro impegno è tale e tanto da non esserci ancora nessuno pronto a venir fuori con ufficializzazioni. Si percepisce, ormai da settimane, con quanta cautela e cura ogni compagine politica stia assestando programmi e strategie. Gli amministratori uscenti non hanno indicato il candidato a sindaco che li rappresenterà, nè in quanti affluenti si divideranno. Delle forze di opposizione, è chiara la scesa in campo dei 4 consiglieri (Mangano, Gazia, Liotta e Scafidi); degli altri di minoranza, immaginiamo stiano cercando un equilibrio che non li faccia scomparire data la nuova legge elettorale per i comuni sotto i 15.000 abitanti. Di certo c’è il malessere della gente. I cittadini attendono di essere coinvolti nelle scelte. E dal momento che l’esperimento dei meetup grillini ha dimostrato di non essere la soluzione ottimale alla crisi economica-occupazionale, la popolazione oggi vuole comprendere le dinamiche, vuole conoscere i margini di azione, vuole un dialogo con le Istituzioni o con i candidati per vagliarne la competenza e il reale obiettivo che li spinge a mettersi a servizio della comunità.

I problemi da affrontare per chi amministra sono infiniti, si richiedono qualità umane e professionali che vadano oltre la spasmodica voglia di rivoluzioni o slogan. Ma se proprio si volesse fare una rivoluzione, si dovrebbe prendere spunto dallo spirito che mosse i promotori e fautori della Primavera Magrebina. Un’azione politica basata sulla non violenza e su un’informazione capillare e costante attraverso ogni mezzo di comunicazione, carta stampata, network, social consentì a quei popoli di cacciare i dittatori e riprendere in mano il proprio destino.

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