Condanna di Arnone, appello di Sgarbi

Appello di Sgarbi a favore dell’Avv. Giuseppe Arnone che da anni svolge battaglie ambientali, civili e contro la Mafia (che ne voleva la morte) che ha speculato negli anni  nella città di Agrigento, dove esiste uno dei luoghi più belli e suggestivi nel mondo, la Valle dei Templi. Purtroppo per il suo modo irruento, in alcuni momenti, è incappato in una condanna per diffamazione a mezzo stampa. Si tratta anche di una battaglia a difesa del ruolo del giornalista, spesso soggetto a querele per diffamazione. Arnone dallo scorso 10 maggio è recluso presso il carcere di Agrigento per espiare solo ed esclusivamente l’unica sentenza definitiva di condanna che grava su di lui, relativa al reato di diffamazione a mezzo stampa, posto in essere nella qualità di consigliere comunale e leader di Legambiente in una battaglia a difesa delle coste e del mare. Sgarbi chiede al ministro della Giustizia di commutare il carcere in pena pecuniaria per l’avvocato Giuseppe Arnone e quindi l’immediata scarcerazione (già richiesta dallo stesso Arnone). Nel 2020 a seguito di una sentenza della Corte Europea, la Corte Costituzionale, ha emesso l’ordinanza n. 132/2020 con la quale concedeva al Parlamento un anno di tempo per modificare il reato di diffamazione a mezzo stampa eliminando la pena della reclusione e sostituendola con la pena pecuniaria tranne nei casi di istigazione all’odio alla violenza o al razzismo; tale ordinanza disponeva che le Corti ed i Tribunali dovessero adeguarsi a tali principi e non disporre condanne alla reclusione per la diffamazione a mezzo stampa. Naturalmente ancora il Parlamento non si è adeguato all’Ordinanza e altrettanto le Corti e i Tribunali. Sgarbi ricorda le numerose battaglie civili condotte da Arnone in Sicilia, anche contro la mafia: «Lo scorso 13 febbraio in un processo di mafia, avanti la Corte d’Appello di Palermo, il collaboratore di giustizia Franco Cacciatore ha definito Arnone come soggetto “incorruttibile e inavvicinabile” del quale Cosa Nostra aveva già deciso l’omicidio».

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