25 aprile, un ricordo di Tina Anselmi per celebrare le 35 mila donne della Resistenza

Il 25 aprile l’Italia festeggia la Liberazione dal nazifascismo. Tantissime le donne di ogni estrazione sociale che parteciparono e furono protagoniste della Resistenza, sono state 35 mila, di cui 1859 furono vittime di violenza e stupro, 4635 arrestate torturate condannate, 2750 deportate, 623 fucilate o cadute in azione. Un ricordo dedichiamo a Tina Anselmi, Gabriella era il suo nome in codice quando in bicicletta faceva la staffetta a servizio dei partigiani. E’ considerata madre della costituzione italiana per aver dedicato la sua vita al servizio civile, politico, sindacale. Prima donna Ministra della Repubblica al Dicastero del Lavoro e alla Previdenza Sociale nel 1976 e successivamente Ministra alla Sanità. È stata Presidente della Commissione di inchiesta sulla P2, contro le infiltrazioni dei poteri occulti nelle istituzioni e Presidente della Commissione nazionale per le Pari Opportunità. Da Ministra ha promosso la legge sulla parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro e l’istituzione del servizio sanitario nazionale pubblico universale, ha poi sostenuto la Riforma del Diritto di Famiglia. Muore il 1 novembre 2016 a Castelfranco Veneto.

Di seguito uno stralcio della Lectio Magistralis tenuta il 30 marzo 2004 in occasione dell’attribuzione della laurea honoris causa presso la facoltà di sociologia dell’università di Trento. “La Democrazia è un regime politico esigente. Esige infatti una educazione alla libertà, che è anche responsabilità, ed un costante impegno. La Democrazia è dialogo, è accettazione dell’altro, con la sua diversità politica, è tolleranza, è rispetto. La violenza fisica ha le sue radici nella violenza morale e questa è intolleranza, sopraffazione, prepotenza. Costruire la Democrazia significa, dunque, costruire anche un mondo in cui si radichi la persona, sulla quale si fonda poi la società nella sua articolazione, differenziazione e sintesi. Un aumento di potere non è oggi sinonimo di elevazione dei valori della vita perché non esiste potere senza correlativa responsabilità. La Democrazia va difesa, esistono rischi reali che minano le basi di una Democrazia, tra i quali: 1) Gli interessi; 2) la trasformazione dei partiti in macchine di potere; 3) poteri occulti come la mafia, la P2; 4) la riduzione della libertà di informazione. La Costituzione all’art. 21 ribadisce la libertà di manifestare il proprio pensiero come forma vitale e necessaria del formarsi delle opinioni e delle scelte nella Società, nel pluralismo ideologico e nel confronto e nella discussione fra cittadini. Lo Stato non ha, non può, professare una verità ufficiale. Se è vero, però, che un flusso di informazioni abbondante e pluralistico costituisce il presupposto per un’opinione pubblica libera e matura è anche vero che può accadere che non sia data a tutti la concreta possibilità di esprimersi liberamente. Il problema è particolarmente rilevante per i mezzi di comunicazione di massa. Perché esista una effettiva libertà d’opinione occorre che i centri di informazione di massa, che di fatto determinano l’opinione pubblica, siano sufficientemente numerosi e in concorrenza fra loro. II pericolo più grande per questo sistema è dato dalla eccessiva concentrazione in mano alle stesse imprese di testate giornalistiche, di reti televisive, di satelliti, di reti distributive e così via”.

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