Falsi dati Covid, revocati i domiciliari

Palermo – Dopo il trasferimento dell’inchiesta da Trapani a Palermo, il procuratore aggiunto Sergio Demontis e il sostituto Andrea Fusco hanno ridisegnato il perimetro dell’inchiesta sui dati falsi della pandemia in Sicilia. Cadono gli arresti domiciliari per i tre indagati (Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia) e scatta la sospensione dal servizio per la dirigente dell’assessorato alla Salute Di Liberti e per il funzionario Cusimano. Sospensione dal servizio per un anno. Perché le accuse restano gravi. E l’assessore alla Salute Razza resta indagato. Scrive il gip: “Non si trattava di innocue alterazioni di dati, effettuate al fine dei rendere reali i dati comunicati ma di falsificazioni penalmente rilevanti, in quanto finivano per incidere sulla genuinità e attendibilità del dato”. E ancora: “Non appaiono giustificabili le scelte dei quotidiani aggiustamenti dei dati aggregati da parte degli indagati, raccolti ed elaborati con tecniche e modalità rudimentali, che consentivano il rispetto del paramento della correttezza e della qualità del dato, finendo per dar luogo a dati infedeli”. Ora, il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del Nas, che hanno condotto l’inchiesta assieme ai colleghi del comando provinciale di Trapani. La procura di Palermo ha svolto nuove indagini, sentendo i funzionari dell’Istituto superiore di sanità. E’ emerso che i “dati dei decessi sono ininfluenti sugli indicatori” che poi determinano le zone rosse. Come “ininfluenti” sono i bollettini quotidiani diffusi a titolo informativo, che non sono tecnicamente atti pubblici. Oggetto dell’inchiesta restano le alterazioni dei dati ufficiali, quelli inseriti sui form della Piattaforma della sorveglianza integrata. Gli unici dati, ricorda il gip, che poi “vengono utilizzati dalla Cabina di regia, ai fini del calcolo dell’algoritmo per la valutazione delle fasce di rischio delle regioni”.

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