Da Pierobon a Baglieri, corsa contro il tempo dell’assessorato regionale per adottare un Piano Rifiuti

Palermo – Nei 3 anni passati, all’assessorato regionale guidato da Alberto Pierobon, il lavoro fatto per azzerare le discariche di rifiuti in Sicilia, può dirsi essere a buon punto. Un impegno costante per dare impianti alternativi ad una regione in cui i privati dettano le regole ai Comuni, costretti a gravare i cittadini di tributi rallentando il sistema della differenziata.

Nonostante tutto, in 3 anni la raccolta differenziata, da poco più del 20% è arrivata a toccare una media del 40% e il conferimento in discarica (ultimi dati Ispra alla mano) è sceso al 58%. Il nuovo Piano Rifiuti consegnato da Pierobon al neo assessore Daniela Baglieri ha già ottenuto l’approvazione anche dal Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) che, dopo la prima “bocciatura”, ha accolto le integrazioni apportate dall’Assessorato. Dunque ora l’Isola ha un Piano, per la precisione un Regolamento di attuazione dell’art.9 della Legge regionale 9 del 2010. Uno strumento che, come riporta lo stesso Cga nel parere reso lo scorso 23 febbraio 2021, possiede “un alto standard di precettività” e dunque non potrà essere ignorato dalle Srr, che ora più che mai dovranno dotarsi degli impianti necessari per rispondere al fabbisogno di smaltimento. “Si chiude l’era delle discariche – aveva sottolineato nel dicembre scorso Pierobon – che resteranno marginali nelle future scelte dei territori. Ogni ambito provinciale dovrà essere autosufficiente nell’impiantistica scegliendo la tecnologia necessaria a chiudere il ciclo. Priorità in sede di valutazione avranno gli impianti pubblici, in un’ottica di riequilibrio con il settore privato”.

Quanti impianti servono all’Isola per dirsi fuori dalla “crisi”? Secondo un recente rapporto di Utilitalia, federazione che rappresenta il variegato mondo delle utilities pubbliche, all’Isola mancano almeno sei impianti di digestione anaerobica per soddisfare un fabbisogno di smaltimento stimato in 568 mila tonnellate di spazzatura, un terzo di quanto serve a tutto il Sud peninsulare (1,4 milioni di tonnellate). Ma non basta per chiudere il famigerato “ciclo dei rifiuti”. Alla nostra regione serve anche almeno un termovalorizzatore capace di accogliere 515 mila tonnellate di scarti ogni anno. Si tratta di una stima più prudente rispetto ai due da 700 mila tonnellate che, invece, aveva previsto il Governo Renzi nel Dpcm 10 agosto 2016, passato alle cronache come “Piano inceneritori” e recentemente annullato dal Tar Lazio ma solo nella parte che non prevede l’espletamento di previa Valutazione ambientale strategica (Vas) statale. Ma anziché un mega impianto la soluzione ora, con il nuovo Piano regionale dei rifiuti, potrebbe essere quella di realizzare strutture più piccole “tarate” sui fabbisogni locali. Tra le opzioni a disposizione delle Srr, infatti, c’è anche la possibilità di ricorrere a un bando pubblico di project financing per realizzare gli impianti, termovalorizzatore compreso. In questo caso, va ribadito, l’impianto dovrà avere una dimensione in linea con le necessità di smaltimento nell’area di competenza della Società d’ambito.

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